Friuli Venezia Giulia

 

I contadini del Pordenonese usavano conservare in inverno la carne di pecora, capra o capriolo, producendo le pitine o le varianti peta e petuccia, che differivano per le erbe nell’impasto e nel caso della peta, per le dimensioni più grandi. Alla carne tritata aggiungevano sale, aglio, pepe nero, rosmarino o finocchio selvatici e bacche di ginepro, e formavano polpette che passavano poi nella farina di mais e affumicavano sul fogher. La pitina si mangia cruda, dopo almeno 15 giorni di stagionatura, ma è ottima anche cucinata.
Area di produzione: Val Tramontina e Val Cellina (Provincia di Pordenone)


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